Fotosensibilizzazione da prodotti topici a base di Ketoprofene


Nella letteratura internazionale sono riportati numerosi casi di reazioni di fotosensibilizzazione da Ketoprofene. Uno studio francese di sorveglianza, condotto sulle segnalazioni spontanee inviate al sistema nazionale di farmacovigilanza dal settembre 1996 all’agosto 2000, ha raccolto 770 reazioni cutanee conseguenti all’uso di Ketoprofene topico.
I farmaci co-somministrati erano nella maggior parte dei casi antinfiammatori non-steroidei topici e sistemici o fibrati e questo aumentava la gravità della condizione.
Il 75% dei casi si era verificato in estate e nel 50% dei casi la diagnosi riguardava reazioni di fotosensibilizzazione.
L’esito era favorevole e la durata dell’evoluzione dipendeva dal trattamento corticosteroideo sistemico o topico messo in atto.
Le reazioni erano gravi per il 30% dei casi e più dell’80% era esteso oltre la zona di applicazione.
Nel 23% dei casi i photopatch test avevano mostrato prove di fotoallergia al Ketoprofene e fotoallergia crociata con Acido Tiaprofenico, fenofibrati, Oxibenzone e Benzofenone.
Gli Autori hanno concluso lo studio affermando che la fotoallergia era dovuta alla struttura comune benzoilchetonica e non alla funzione arilpropionica del Ketoprofene..

Uno studio condotto dalla Università di Lund, in Svezia, ha registrato in due anni 35 casi di sospette reazioni allergiche o fotoallergiche conseguenti all’uso di gel contenenti Ketoprofene visitati presso il Dipartimento di Dermatologia.
Il gruppo di ricerca ha eseguito photopatch test nei 35 soggetti: 33 erano allergici al Ketoprofene e due anche ad altri componenti del gel ( ad esempio essenza di olio di lavanda ).

Uno studio retrospettivo su reazioni allergiche da FANS per uso topico è stato eseguito in due ospedali spagnoli, relativamente al periodo 1996-2001. Dall’analisi dei dati, il Ketoprofene era il farmaco antinfiammatorio non-steroideo più allergenico, essendo responsabile del 28% dei casi di allergia e dell’82% dei casi di fotoallergia, nonostante non fosse il FANS topico più usato.

Un gruppo di ricercatori francesi ha eseguito su 20 pazienti con dermatite attribuita al Ketoprofene test sia con Ketoprofene sia con altri componenti del gel. La reazione era stata grave nel 47%dei casi tanto da dover ricorrere alla terapia corticosteroidea sistemica.
Dall’analisi degli esami eseguiti il Ketoprofene era responsabile dell’allergia in tutti i casi ( 17 casi di fotoallergia, un caso di dermatite da contatto senza fotoallergia e due casi di fotoallergia aggravata ). Cinque pazienti erano reattivi anche ad altri componenti del gel usati per la loro fragranza come Lavandula augustifolia e Citrus aurantium dulcis.

In più studi è stato confermato il ruolo di alcuni eccipienti sulla comparsa delle dermatiti da contatto. In uno studio è emerso che su 33 pazienti 11 erano positivi all’olio di lavanda e di neroli. In un altro studio, utilizzando photopatch test, gli Autori hanno anche dimostrato la frequente reazione crociata del Ketoprofene con l’aldeide cinnamica e il balsamo del Perù usati per la loro fragranza.

Commento

L’uso del Ketoprofene non è esente da effetti indesiderati che riguardano soprattutto la cute e sono principalmente dovuti a fenomeni di fotosensibilizzazione che, in linea Di massima, possono verificarsi anche con altri FANS, anche se per il Ketoprofene la frequenza sembra più alta.
Questo tipo di reazioni sono più comunemente riportate con le formulazioni topiche a causa della più alta concentrazione di farmaco a livello della cute.

Le reazioni cutanee da Ketoprofene sono da attribuire alla sua struttura chimica ( funzione carbolinica ) che, in seguito a fotoesposizione subisce una degradazione chimica che porta alla formazione di radicali e di specie ossigenate reattive responsabili dei fenomeni fototossici.
Studi di spettroscopia hanno infatti dimostrato che in seguito a esposizione alla luce il Ketoprofene subisce un processo di decarbossilazione, dal quale si originano radicali ( il principale è il benzoilfeniletano ) che provocano un’azione litica a livello delle membrane cellulari, spiegando così gli effetti collaterali associati all’assunzione del Ketoprofene, in particolar modo quando questa è accompagnata da esposizione ai raggi ultravioletti.

Il Ketoprofene può dare anche dermatiti da contatto di natura fotoallergica alla base delle quali vi è una risposta di ipersensibilità ritardata mediata dai linfociti T.
Dal 1989, diversi casi di questo tipo di reazione avversa sono stati riportati con Ketoprofene, soprattutto in paesi mediterranei come la Spagna e l’Italia con una alta esposizione al sole. Questo tipo di reazione si verifica in soggetti precedentemente sensibilizzati e richiede un periodo di latenza.
Le lesioni sono polimorfe, eczematose e contrariamente a quelle da fototossicità sono dose dipendenti e possono estendersi anche ad aree non irradiate.

I risultati di alcuni studi di fotoallergenicità condotti nelle cavie suggeriscono che uno dei fattori importanti per l’induzione della fotoallergia sia la struttura chimica del benzofenone cromoforo nella molecola del Ketoprofene.
Tale ipotesi si basa sul fatto che gli enantiomeri del Ketoprofene ( Loxoprofene e Flurbiprofene ) non possiedono questa struttura e, di conseguenza, non hanno questo potenziale fotoallergenico.

Il ketoprofene, essendo un derivato del benzofenone, è strutturalmente simile al Fenofibrato e agli agenti benzofenone derivati che proteggono dal sole ed è per questo motivo che possono anche occorrere reazioni di sensibilizzazione crociata.

La fotosensibilizzazione cutanea da ketoprofene è presente nelle avvertenze specifiche del farmaco. Nonostante ciò molto spesso i pazienti non sono adeguatamente Informati ed è per questo che i medici e i farmacisti devono avvisare i pazienti che durante il trattamento e nelle due settimane successive è controindicato esporsi alla luce solare, compreso il solarium.

Fonte: Reazioni – AIFA, 2009


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