Un nuovo farmaco antiobesità, Rimonabant: pro e contro


Negli Stati Uniti, l’FDA ( Food and Drug Administration ) non ha ancora deciso se approvare Rimonabant ( Acomplia / Zimulti ), un antagonista dei recettori dei cannabinoidi CB1.
L’Agenzia Europea per la Valutazione dei Prodotti Medicinali, EMEA, ha, invece, approvato Rimonabant nel trattamento dei pazienti adulti

- che sono obesi e con indice di massa corporea superiore o uguale a 30 kg/m2;

- che sono in sovrappeso con un indice di massa corporea superiore o uguale a 27 kg/m2 in presenza di un fattore di rischio, come il diabete di tipo 2 o la dislipidemia.

Il Rimonabant non dovrebbe essere impiegato nei pazienti con grave malattia psichiatrica, come depressione maggiore e non è raccomandato nei pazienti che stanno assumendo farmaci antidepressivi.

Rimonabant presenta i seguenti punti di forza:

1) in 4 studi clinici che hanno coinvolto più di 6.600 pazienti in sovrappeso o obesi, Rimonabant ha dimostrato di essere efficace nel ridurre il peso corporeo;

2) Rimonabant presenta un nuovo meccanismo d’azione che lo rende adatto ad essere impiegato in alternativa agli altri farmaci antiobesità quando questi ultimi si dimostrano inefficaci, oppure in associazione ad essi;

3) la perdita di peso ottenuta con Rimonabant sembra essere associata a miglioramenti di alcuni parametri della sindrome metabolica;

4) Rimonabant presenta un profilo farmacocinetico favorevole;

5) la maggior parte delle reazioni avverse del Rimonabant sembra essere lieve e transitoria;

6) non esiste evidenza per cui il Rimonabant possa causare eventi avversi cardiovascolari.

Il Rimonabant presenta alcune limitazioni:

1) l’efficacia del Rimonabant nel ridurre il peso corporeo non è superiore a quella dei farmaci antiobesità attualmente approvati;

2) il Rimonabant non riduce i livelli di colesterolo LDL;

3) le reazioni avverse psichiatriche rappresentano la causa più comune di interruzione precoce di assunzione del Rimonabant negli studi clinici RIO.

Gadde KM, Allison DB, Circulation 2006; 114: 974-984

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