Sovrappeso, obesità e depressione


L'associazione tra obesità e depressione è stata ripetutamente confermata.

È stata condotta una revisione sistematica ed una meta-analisi sul rapporto longitudinale tra depressione, sovrappeso e obesità, e per identificare i possibili fattori coinvolti.

A questo scopo sono stati selezionati studi che hanno esaminato la relazione longitudinale bidirezionale tra depressione e sovrappeso ( indice di massa corporea, BMI=25-29.99 ) o obesità (BMI maggiore o uguale a 30 ).

Sono stati calcolati gli odds ratio ( OR ) globali non-aggiustati e sono state eseguite analisi dei sottogruppi per i 15 studi presi in considerazione ( n=58.745 ) per fare una stima degli effetti di eventuali moderatori ( sesso, età, gravità della depressione ).

L'obesità al basale ha aumentato il rischio di insorgenza di depressione al follow-up ( OR non-aggiustata, 1.55; P inferiore a 0.001 ).
Questa associazione è stata più pronunciata tra gli americani che tra gli europei ( P=0.05 ), e per il disturbo depressivo rispetto ai sintomi depressivi ( P=0.05 ).

Il sovrappeso ha aumentato il rischio di insorgenza di depressione al follow-up ( OR non-aggiustato, 1.27; P inferiore a 0.01 ).
Questa associazione è risultata statisticamente significativa tra gli adulti ( 20-59 anni e oltre i 60 anni ), ma non tra le persone più giovani ( età sotto i 20 anni ).

Lo stato depressivo al basale ( sintomi e disturbi ) non è stato predittivo per lo sviluppo di sovrappeso. Tuttavia, la depressione ha aumentato la probabilità di sviluppare obesità ( OR 1.58; P inferiore a 0.001 ).

L'analisi dei sottogruppi non ha evidenziato moderatori specifici dell'associazione.

In conclusione, questa meta-analisi ha confermato un legame reciproco tra depressione e obesità.
È stato riscontrato che l'obesità aumenta il rischio di depressione, rischio più pronunciato tra gli americani e per la depressione clinica diagnosticata.
Inoltre, la depressione è risultata essere predittiva dello sviluppo di obesità. ( Xagena2010 )

Luppino FS et al, Arch Gen Psychiatry 2010; 67: 220-229


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