Principi generali di terapia medica delle vertigini


Durante la crisi vertiginosa acuta il target terapeutico è volto a controllare da un lato il sintomo vertigine con il correlato emozionale e dall’altro i disturbi neurovegetativi come la nausea e il vomito.

Il trattamento sintomatico si basa su diversi principi.

Farmaci ipnotico-sedativi della famiglia delle benzodiazepine ( ad esempio Delorazepam, al dosaggio di 2 mg/die ) o alcuni antiistaminici ( come il Dimenidrinato al dosaggio di 100-300 mg/die ) controllano la sintomatologia bloccando sia l’attività del centro del vomito che delle afferenze vestibolari che a questo pervengono.

Altri composti come la Metoclopramide ( al dosaggio di 10-30 mg/die ) possiedono un’attività anti-dopaminergica e anti-serotoninergica sia a livello del centro del vomito che a livello gastro-duodenale dove modificano l’onda peristaltica.

Analoga funzione, ma selettiva sui recettori serotoninergici, svolge anche l’Ondansentron ( dose giornaliera: 8 mg ).

Può essere utile l’uso precoce e routinario del dispositivo P6 Nausea Control Sea-Band, per una riduzione della sintomatologia specie di tipo neurovegetativo.
Il dispositivo rappresentato da due piccoli braccialetti elasticizzati applicabili a livello del carpo, incrementa l’attività vagale anti-peristaltica.
Il suo utilizzo, già ampio nelle chinetosi, può essere prolungato poiché non presenta effetti collaterali.

Suggerimenti terapeutici utili al medico di medicina generale che si trova a dover gestire alcune sindromi vertiginose acute:

Neuronite vestibolare
Oltre al trattamento sintomatico la terapia è affidata ai farmaci corticosteroidei, volti a controllare il fenomeno flogistico, come ad esempio Prednisone al dosaggio iniziale di 25-50 mg/die per 4-5 giorni. È consigliabile l’utilizzo di Betaistina al dosaggio di 48 mg/die per 30 giorni in quanto, tra gli altri effetti, risulta favorente il compenso vestibolare. Infine, proprio per promuovere tali meccanismi di compenso, è indicato mobilizzare il paziente quanto prima e indurlo a riprendere le attività quotidiane ancor più con esercizi riabilitativi.

Malattia di Ménière

a) singola crisi: trattamento sintomatico; diuretici osmotici ( es. Glicerolo, 1 g/kg/die per os o e.v. in soluzione acquosa al 50%; Acetazolamide, 5 mg/kg/die ), volti a indurre una deplezione del liquido endolinfatico, o corticosteroidi se si ipotizza una forma immunitaria o flogistica ( es. Prednisone 25 mg/die );

b) fase intercritica: al fine di ridurre numero e durata delle crisi si consiglia Betaistina ( 48-96 mg/die per oltre 6 mesi ), dieta iposodica, astensione da fumo e alcol.

Vertigine emicranica

a) singolo episodio: trattamento sintomatico; analgesici ( es. associazione Paracetamolo, Acido Acetilsalicilico, Caffeina ), triptani ( es. Sumatriptan; max 300 mg/die ); antiemetici ( es. Metoclopramide 10 mg/die; P6 Nausea Control Sea-Band );

b) profilassi delle crisi: calcioantagonisti ( es. Flunarizina; 10 mg/die ) e antidepressivi triciclici ( Amitriptilina; 30-50 mg/die ).( Xagena2021 )

Fonte: Rivista Società Italiana di Medicina Generale, 2012

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