Pembrolizumab per il trattamento e leucoencefalopatia multifocale progressiva


La leucoencefalopatia multifocale progressiva ( PML ) è una infezione cerebrale opportunistica causata dal virus JC ed è tipicamente fatale a meno che non sia ripristinata la funzione immunitaria.
La proteina PD-1 è un regolatore negativo della risposta immunitaria che può contribuire alla compromissione della clearance virale.

Non è chiaro se il blocco di PD-1 con Pembrolizumab ( Keytruda ) possa stimolare l'attività immunitaria anti-virus JC nei pazienti con leucoencefalopatia multifocale progressiva.

È stato somministrato Pembrolizumab alla dose di 2 mg per chilogrammo di peso corporeo ogni 4-6 settimane a 8 adulti con leucoencefalopatia multifocale progressiva, ciascuno con una diversa condizione predisponente di base.
Ogni paziente ha ricevuto almeno una dose ma non più di tre dosi.

Pembrolizumab ha indotto la down-regulation dell'espressione di PD-1 sui linfociti nel sangue periferico e nel liquido cerebrospinale ( CSF ) in tutti gli 8 pazienti.
5 pazienti hanno presentato un miglioramento clinico o una stabilizzazione della leucoencefalopatia multifocale progressiva accompagnata da una riduzione della carica virale di JC nel liquido cerebrospinale e un aumento dell'attività anti-virus JC in vitro da parte di CD4+ e CD8+.

Negli altri tre pazienti, nessuna variazione significativa è stata osservata nella carica virale o nella grandezza della risposta immunitaria cellulare antivirale, e non è stato osservato alcun miglioramento clinico.

I risultati sono coerenti con l'ipotesi secondo cui in alcuni pazienti con leucoencefalopatia multifocale progressiva, Pembrolizumab riduce la carica virale di JC e aumenta l'attività di CD4+ e CD8+ contro il virus JC.
Miglioramento clinico o stabilizzazione si sono verificati in 5 degli 8 pazienti che hanno ricevuto Pembrolizumab.
È giustificato un ulteriore studio sugli inibitori del checkpoint immunitario nel trattamento della leucoencefalopatia multifocale progressiva. ( Xagena2019 )

Cortese I et al, N Engl J Med 2019; 380:1597-1605

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