Antinfiammatori: il rischio cardiovascolare del Rofecoxib può essere esteso all’intera classe degli inibitori COX-2 ?


Il ritiro dal mercato di Vioxx, il cui principio attivo è il Rofecoxib, a causa dell’aumento del rischio di infarto miocardico ha aperto la discussione sulla sicurezza dell’intera classe degli inibitori COX-2.

L’FDA ha approvato il Vioxx nel 1999 per il trattamento del dolore e dell’infiammazione nei pazienti con osteoartrosi, del dolore negli adulti, del dolore mestruale, e successivamente per i sintomi dell’artrite reumatoide.

Il Rofecoxib e gli altri farmaci antinfiammatori ad azione elettiva sulla cicloossigenasi 2 ( COX-2 ) presentano una più ridotta incidenza di reazioni avverse a livello gastrointestinale ( ulcere, sanguinamenti gastrici ), a differenza dei tradizionali FANS ( farmaci antinfiammatori non steroidei ), che invece esercitano un’azione sia sui COX-1 che sui COX-2.

Nel 2000 lo studio VIGOR ( Vioxx Gastrointestinal Outcomes Research ) ha lanciato il primo allarme sul rischio cardiovascolare degli inibitori COX-2.
Nel gruppo trattato con Rofecoxib è stato osservato un aumento di 5 volte di infarto miocardico rispetto ai pazienti trattati con placebo.
Inoltre l’incidenza di ictus, trombosi venosa ed ipertensione era più alta tra i pazienti trattati con il farmaco.

Attualmente non esistono dati che possono sostenere che gli altri inibitori COX-2 presentino un rischio cardiovascolare simile a quello mostrato dal Vioxx.

Un altro farmaco di Merck, Etericoxib ( Arcoxia ) è stato al centro di un forte dibattito nel 2002 proprio riguardo alla sicurezza cardiovascolare.
Forbes nella sua edizione online del 15 marzo 2002 riportava : “…Merck today withdrew its application with the Food and Drug Administration for Arcoxia …��? Merck ha oggi ritirato la domanda di autorizzazione per Arcoxia.

Arcoxia è stato successivamente approvato in Europa, ma non ancora negli Stati Uniti.

Nello studio CLASS ( Celecoxib Long-term Arthritis Safety Study ) non è stato osservato un aumento nell’incidenza di infarto miocardico tra i pazienti trattati con Celecoxib rispetto a quelli che hanno ricevuto due FANS tradizionali, Ibuprofene e Diclofenac.
Tuttavia è stato osservato una più alta incidenza di eventi avversi di tipo ischemico nei pazienti del gruppo Celecoxib, soprattutto tra quelli che non assumevano Aspirina.
L’incidenza di fibrillazione atriale è risultata più alta nel gruppo Celecoxib che nei gruppi trattati con i due antinfiammatori tradizionali.

Una possibile spiegazione al maggior rischio cardiovascolare degli inibitori COX-2, è che la cicloossigenasi 1 favorirebbe il processo trombotico, mentre l’enzima cicloossigenasi 2 agirebbe in senso opposto.
Il blocco di COX-2, ma non di COX-1, porterebbe ad un aumento del rischio di infarto miocardico e di altri eventi trombotici. ( Xagena2004 )

Farma2004 Cardio2004


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